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Benvenuti all'APCTi

Relazione Presidenziale - Assemblea APCTi 2016

Scritto da Dimitri Bossalini - Presidente APCTi on .

Riforma epocale per una concreta polizia di prossimità

da 9 mesi è iniziato un cambiamento epocale per la sicurezza nel Canton Ticino. Non sono parole di circostanza ma è un dato di fatto ed ha ancora maggior valore se consideriamo gli ostacoli che si sono presentati sistematicamente per contrastare la realizzazione di questo progetto.

Penso in particolare all’ ultima decisione del GC del mese di giugno 2015 dove, dopo un lungo dibattito, il MG sulla proposta di studiare il concetto di polizia unica da concretizzare nel 2021, che sosteneva, di fatto, un’ennesima mozione del deputato Giorgio Galusero, è stato ritirato con l’obiettivo dichiarato di valutare uno scenario di polizia ticinese.
Per quanto mi riguarda, anzi per quanto riguarda il Comitato dell’ APCTi, questa riforma che prevede una chiara ripartizione dei compiti in ambito di sicurezza tra il Cantone e i Comuni è già, a tutti gli effetti, la riforma ideale di “polizia ticinese”.
Vi sono certamente delle possibilità di ottimizzazione, e di alcuni aspetti ne parlerò in seguito, ma la via tracciata è quella giusta e sono certo che potrà fungere da esempio per altri Cantoni, alcuni dei quali hanno concretizzato il concetto di polizia unica cantonale che ha già creato non pochi attriti tra i due livelli Istituzionali.

segnalare i radar mobili? Certi conducenti continuerebbero ad essere un pericolo per gli altri

Scritto da Andrea Manna, La Regione Ticino on .

Indicare la presenza anche dei radar mobili? «Avrebbe un effetto perverso – afferma perentorio Dimitri Bossalini –. Nel senso che l’automobilista o il motociclista indisciplinato continuerà ad andare a velocità sostenuta, ben al di sopra del limite consentito, perché tanto sa che ogni radar mobile è segnalato. Per cui in quel tratto ‘controllato’ di poche centinaia di metri rallenterà, dopodiché pigerà nuovamente sull’acceleratore. Questo conducente non verrà mai sanzionato e pertanto costituirà sempre un potenziale pericolo per la vita altrui». Contattato dalla ‘Regione’, il presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi (Apcti) boccia le proposte contenute nel rapporto uscito una decina di giorni fa dalla commissione parlamentare della Gestione. Redatto dal leghista Fabio Badasci sulla scorta della mozione (‘Radar mobili: più prevenzione, meno cassetta’) depositata nel 2014 dall’allora deputato dell’Udc al legislativo cantonale Marco Chiesa e dal popolare democratico Fiorenzo Dadò, il rapporto sarà discusso la prossima settimana dal plenum del Gran Consiglio. E tra le richieste avanzate dalla Gestione vi è appunto quella di “introdurre l’obbligo” sull’intero territorio ticinese di segnalare, come avviene già per i ‘fissi’, le postazioni di radar mobili: “200 metri prima”.

Il Comune, la sua polizia

Scritto da Paola Bagutti, Massagno on .

Cosa significa per un Comune garantire la sicurezza sul proprio territorio? Vegliare sull’ordine pubblico, avere compiti preventivi, dissuasivi e repressivi, lottare contro la delinquenza e la microcriminalità, gestire i disturbi legati alla vita quotidiana, essere visibili sul territorio ed essere conosciuti dalla popolazione, gestire, insieme ai competenti servizi comunali, tutte quelle problematiche legate all’aggressività nei rapporti sociali e famigliari con una partecipazione vigile e costante alla vita sociale che ci circonda. La polizia gestisce tutte quelle attività dirette ad assicurare un ordinato e pacifico svolgimento della vita sociale all’interno del suo territorio. Compiti questi riassumibili con il termine di capillarità cioè un’approfondita conoscenza delle particolarità territoriali e socioeconomiche del proprio comprensorio.

Petizione Online – modifica art. 285 CPS

Scritto da Super User on .

Il Comitato dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi prende atto con soddisfazione della decisione dell’Associazione Amici delle forze di polizia svizzere di lanciare una petizione Online per chiedere alle autorità federali la modifica dell’art. 285 del Codice penale Svizzero.
Ciò che avvalora maggiormente questa iniziativa è che a proporla non sia una federazione o un sindacato di categoria, bensì la società civile. Il Comitato dell’AFPS è composto da politici e imprenditori privati e non da poliziotti o funzionari pubblici.
L’ APCTi, che già in passato ha messo in risalto a più riprese la problematica legata alla violenza contro gli agenti di polizia ed all’esiguità dei provvedimenti adottati nei confronti di chi, ed è una piccola minoranza della popolazione, aggredisce i rappresentati delle forze dell’ordine, sostiene senza indugio questa iniziativa.
Gli ultimi episodi accaduti a Berna dimostrano come la violenza contro gli agenti di polizia abbia assunto una virulenza talvolta estrema; ma è utile ricordare che le modifiche dell’ art. 285 del CPS, richieste dalla petizione, non sono previste unicamente a tutela delle forze dell’ordine ma anche di tutti i funzionari pubblici che, nel loro operato di garanti di decisioni istituzionali, sono a loro volta aggrediti verbalmente o fisicamente.
Il sostegno dell’ APCTi a questa importante iniziativa, che ci auguriamo vivamente possa poi trovare un ampio consenso presso i membri del legislativo federale, è un atto dovuto per tutti gli agenti che quotidianamente operano con il solo scopo di garantire l’ordine pubblico e difendere il nostro stato di diritto.
L’attacco violento nei confronti di un agente di polizia o di un funzionario pubblico è una sciabolata al cuore dei tre livelli istituzionali che sono i garanti della nostra democrazia.

Collegamento al link per aderire alla petizione. www.art-285.ch