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Benvenuti all'APCTi

Prematura una polizia unica

Scritto da Andrea Giudici, I Vice Presidente della Commissione della Legislazione on .

Andrea GiudiciLa Commissione della legislazione del Gran Consiglio, di cui faccio parte, sta discutendo l’iniziativa «Per un’unica polizia nel cantone Ticino» presentata dal collega Giorgio Galusero nel settembre 2013. Il Consiglio di Stato, con un suo rapporto, aderisce di fatto alla proposta, sia pure a medio termine, di una polizia unica nel cantone Ticino. Se il Parlamento avallasse questa proposta il Cantone Ticino dovrebbe disporre di una polizia unica a partire dal 2020. Una proposta analoga era già stata presentata anni addietro, ma il Gran Consiglio l’aveva respinta.
Il Gran Consiglio, nel marzo 2011, ha approvato la Legge sulla collaborazione fra la polizia cantonale e le polizie comunali (LCPol), entrata in vigore a settembre 2012, quindi da soli due anni. Le soluzioni adottate nella legge sono in fase di implementazione. Nel mezzo di questa fase operativa, che impegna i Comuni, appare prematuro mettere in campo contemporaneamente una polizia unica, quando con la legge in vigore si stanno realizzando punti importanti per migliorare l’efficacia delle forze di sicurezza (ad esempio un migliore coordinamento e una maggiore collaborazione operativa in ambito regionale, cantonale e federale, una rete radio uguale per tutte le polizie e la parificazione dei gradi e degli stipendi tra la polizia cantonale e le polizie comunali).
Occorre altresì ricordare che recenti decisioni del Parlamento hanno attribuito ai Comuni ulteriori competenze in ambito di controllo e di sicurezza (ad esempio la legge sull’ordine pubblico che lascia ai Comuni i controlli e gli interventi a livello di contravvenzioni, compiti riguardanti la circolazione stradale e la segnaletica, controlli relativi alla legge sugli stranieri).

Noi stiamo con le forze di polizia Svizzere

Scritto da Stefano Piazza, membro dell'Associazione amici delle forze di polizia Svizzere on .

Stefano PiazzaNelle scorse settimane abbiamo assistito ad una serie di aggressioni ad agenti di polizia in Ticino ed in altri Cantoni. Il fenomeno è molto grave, siamo passati dalle 774 aggressioni dell’anno 2000 a 2’957 del 2012 e a 2’776 del 2013 (fonte Federazione Svizzera dei Funzionari di polizia FSFP). L’anno 2014 non ci ha regalato una diminuzione. Anzi.

Già nel mese di novembre del 2009 la FSFP ha presentato una campagna di sensibilizzazione dal titolo “Stop alla violenza contro la polizia” facendo presente l’attuale inaccettabile situazione. Purtroppo però, tante pacche sulle spalle, tanti complimenti ma la situazione non è cambiata e i numeri sopra esposti lo dimostrano. Prioritario il fatto che occorrono leggi molto più severe contro coloro che aggrediscono gli agenti di polizia, le pene pecuniarie sono ridicole e umiliano ancora di più colora che stanno lavorando per la nostra sicurezza. I dati ci dicono che siamo di fronte ad una vera e propria escalation del fenomeno e se poi dovessimo ulteriormente aggiungere il disagio che vivono gli agenti di custodia nelle carceri, i numeri subirebbero un’altra impennata.

Unitamente ad alcuni amici citati nel comunicato stampa ci siamo chiesti : dobbiamo semplicemente accettare questa situazione o facciamo qualcosa ? Il timore che avevamo era che essendo alcuni di noi candidati alle prossime elezioni ci sarebbero state polemiche e che forse sarebbe stato meglio attendere il passaggio elettorale; l’ultima aggressione di Paradiso ci ha spinto però a reagire immediatamente, dapprima con un gruppo di sostegno su Facebook che in 4 giorni ha ricevuto 2655 apprezzamenti, e poi con una vera e propria associazione di sostegno alle forze di polizia svizzere che presenteremo l'8 aprile a Lugano ore 20.30 Hotel Lugano Dante Center.

Polizia unica: il dossier slitta purtroppo alla prossima legislatura

Scritto da Claudio Franscella, deputato in Gran Consiglio e relatore del rapporto della Commissione della Legislazione on .

Claudio FranscellaIl dossier sull’istituzione della polizia unica slitta purtroppo alla prossima legislatura, nonostante che il rapporto sulla mozione “per un’unica polizia” fosse sul tavolo della Legislazione già da più di un mese. La commissione (o almeno una buona parte di questa) non ha voluto prendere alcuna decisione prima delle elezioni e la prevista riunione di mercoledì 18 marzo, in cui si sarebbe ancora potuto firmare il rapporto - o, se del caso, i rapporti - , è stata strategicamente annullata all’ultimo momento.

Probabilmente è mancato il coraggio di far sapere al popolo cosa i singoli partiti pensassero della questione: il periodo elettorale conduce a volte a tirare il freno a mano anche in salita!

Si tratta, a mio giudizio, di un’occasione persa per dare un segnale chiaro e inequivocabile ai Comuni che in questo momento, a causa di questo messaggio sulla Polizia unica, sono disorientati e hanno evidentemente rallentato la riforma in atto riguardante la nuova legge sulla collaborazione fra la polizia cantonale e le Polizie comunali (LcPol).

Nel rapporto che ho presentato, dopo mesi (dico mesi!) di audizioni in Commissione, ho evidenziato chiaramente una posizione diversa rispetto a quanto sostenuto nel messaggio governativo. Infatti sono convinto che con la nuova legge di Polizia, attualmente in fase di implementazione, si potrà raggiungere l’obiettivo auspicato nel 2012 dal Gran Consiglio che è quello di arrivare gradualmente ad avere sul territorio ticinese una collaborazione efficace ed efficiente tra la Polizia Cantonale e le Polizie comunali, rispettando le specifiche competenze perfettamente complementari tra loro.

Prima di effettuare ulteriori cambiamenti ritenevo e continuo a ritenere quindi ragionevole verificare funzionamento ed efficacia della riforma in atto.

Coraggio e correttezza fan rima con sicurezza

Scritto da Mauro Antonini on .

Mauro Antoninill futuro del nostro Ticino deve essere improntato al progresso. Questa visione deve concretizzarsi soprattutto a favore delle nuove generazioni. Il Ticino è un cantone dove il benessere del cittadino deve essere prioritario: non possiamo comunque immaginarlo senza sicurezza. Una missione non sempre facile da attuare e che sicuramente potrà portare a intraprendere, in alcuni casi, cammini disagevoli, oppure indurci a prendere delle decisioni fors’anche impopolari.
È quindi necessario individuare e studiare le opportune strategie e applicare misure concrete. Non a parole, limitandosi agli intenti, ai proclami, ma guardando avanti, con proposte innovative e al passo coi tempi. Con coraggio, appunto. In questo contesto si situa la sicurezza, che riveste, soprattutto di questi tempi, un ruolo fondamentale. «Nessun compromesso di sorta che possa giustificare un indebolimento nell’ambito della sicurezza che, se disattesa, può essere in grado di minare la nostra libertà e la nostra indipendenza».
La sicurezza: purtroppo la cronaca ci aiuta concretamente a comprendere, quotidianamente e in modo approfondito, il suo vero significato e il suo primario valore. In gran parte dei Paesi europei sono scomparse le dogane; la migrazione è diventata un problema con cui tutti gli Stati sono confrontati giornalmente, Svizzera e Ticino compresi. I soggiorni illegali e le entrate clandestine sono all’ordine del giorno: in quest’ambito sono particolarmente attive – e proliferano – le organizzazioni criminali. Senza dimenticare le decine e decine di ricercati da autorità svizzere ed estere fermate al confine e assicurate alle autorità competenti.
Rivolgendomi ai miei collaboratori, comunicando la decisione di candidarmi alle elezioni per il Consiglio di Stato, dissi loro, tra l’altro, che «in futuro saremo confrontati sempre più con accadimenti importanti, in divenire, e che ci vedranno esposti a nuove minacce. Dovremo trovare le giuste misure e le motivazioni, essere flessibili per continuare a difendere con convinzione i valori che ci accomunano e che dobbiamo tutelare come attori in prima linea».
Da sei anni, da quando ho assunto il comando delle guardie di confine, guardo in questa direzione. Prima ancora lo feci quando militavo nella Polizia cantonale, valutando e studiando nuove possibili strategie di lotta alla criminalità. Da allora è trascorso molto tempo e la situazione è peggiorata.
Ora più che mai bisogna guardare avanti e già da ora prepararci a ciò che ci riserverà il futuro. Le possibilità ci sono, ma vanno applicate. Promuovere la «sicurezza integrata». Nel rispetto di compiti e competenze di ogni singolo attore, sviluppare un sentimento unico di appartenenza al dispositivo di sicurezza cantonale, valorizzando il lavoro delle polizie comunali a favore della vicinanza al cittadino. Favorire lo scambio automatico di informazioni operative: assicurando tramite la prossima Centrale cantonale d’allarme un flusso costante e completo di informazioni verso le future centrali delle regioni polo, ottimizzando le forze sul terreno a favore di una massima efficacia e della territorialità.
Gestione innovativa della migrazione: tenendo conto delle esigenze locali, fare in modo che a livello svizzero, ma soprattutto a beneficio del cantone Ticino, si gestisca il flusso migratorio in modo mirato e centralizzato.
A mio avviso, la «sicurezza integrata» nell’intero cantone, si compie attraverso una forte coesione tra i differenti partner che ogni giorni operano per garantire serenità, tranquillità e benessere, a favore di tutti i cittadini. Tra gli addetti ai lavori, tra coloro che indossano una divisa, non ci devono essere né segreti né rivalità: non possiamo più permetterci di perdere tempo prezioso a favore, inevitabilmente, dei malviventi che compiono razzie sul nostro territorio. Non possiamo più permettercelo!
Sicuro della validità di queste strategie, sono pronto con semplicità e concretezza ad assumermi le mie responsabilità per creare le premesse alla loro attuazione. Il coraggio a noi ticinesi non manca, e la nostra positività non può che essere garanzia di successo.