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Polizia, pasticcio unico

Scritto da Andrea Manna on .

Andrea MannaRiteniamo che ieri il capo del Dipartimento istituzioni, con la sua dichiarazione a sorpresa alla fine di un lungo dibattito (a sorpresa sino a un certo punto, poiché l’annuncio di ritirare il messaggio a favore della polizia unica aveva tutta l’aria di essere stato concepito con largo anticipo), e la maggioranza del parlamento, che ha quindi decretato il rinvio del dossier in commissione, abbiano rimediato una pessima figura agli occhi dei Comuni. Di quei Comuni che stanno cercando, attraverso le convenzioni, di dar vita alle otto regioni di polizia comunale stabilite da una legge – la LcPol – che proprio governo e Gran Consiglio hanno voluto non più tardi di quattro anni fa. L’aver rimandato la decisione se introdurre o non introdurre un solo corpo di polizia in Ticino non fa altro che perpetuare il clima di incertezza in cui vivono gli enti locali dall’aprile dello scorso anno. Da quando cioè il Consiglio di Stato ha varato il messaggio – da ieri ritornato nei cassetti dell’Esecutivo, dopo l’esternazione di Gobbi in zona Cesarini – a sostegno della mozione del liberale radicale Giorgio Galusero pro polizia unica.

Il ministro ha detto di voler progettare «una polizia ticinese». Non unica, ma ticinese. Un escamotage linguistico per indurre in parlamento i contrari alla realizzazione di un solo corpo di polizia ad appoggiare la sua proposta. Ma se non è zuppa è pan bagnato, perché prima o poi qualcuno dovrà spiegarci quale sia la differenza tra una polizia ticinese e una polizia unica. E poi, quando vedrà la luce questo progetto? Di sicuro non entro il prossimo 1° settembre, allorché in base alla legge uscita dal Gran Consiglio nel marzo del 2011 ed entrata in vigore l’anno seguente, dovranno essere operative le otto regioni di polizia comunale. E ancora: quale polizia ticinese si vuole progettare se, come abbiamo scritto di recente, non si ha alcuna indicazione attendibile sul numero dei Comuni in Ticino fra tre o cinque anni. E questo è un dato essenziale per poter ragionare su un nuovo modello di polizia e sui costi che ne derivano.

Il rinvio dei dossier in commissione e l’attesa del progetto di polizia ticinese non precludono, si è sentito ieri, l’implementazione della LcPol: anzi, gli enti locali devono dare seguito a ciò che prescrive la legge. Ma con quale spirito, con quale motivazione lo faranno, sapendo che il futuro delle loro polizie è, perlomeno in parte, già ipotecato? Perché, potrebbero domandarsi i Comuni, continuare a investire soldi ed energia nella messa in atto delle otto regioni? Come giustificare al contribuente determinate spese per adeguare i corpi di polizia locale alla legge, se prima o poi dovesse rivelarsi un esercizio inutile? Insomma, quanto accaduto in Gran Consiglio è un pasticcio. Non è un modo di procedere serio. Sulla sicurezza, ha osservato giustamente qualcuno a Palazzo delle Orsoline, non si improvvisa. Ma evidentemente gli inciuci hanno avuto la meglio. Soprattutto, non è così che si procede mentre si cerca di reimpostare flussi e competenze fra Cantone e Comuni. Federalismo, autonomia comunale... Belle parole.

I comandanti delle Comunali bocciano l'unificazione

Scritto da domenicale "il caffè" on .

Logo Il CaffeUnica, unanime al momento è soltanto la stroncatura della proposta. Se con la sua mozione il deputato plrt Giorgio Galusero voleva creare spirito di corpo tra le forze dell'ordine, beh, obiettivo centrato. La quasi totalità dei comandanti delle polizie dei poli (a parte Roberto Torrente della comunale di Lugano che non ha risposto ai ripetuti solleciti del Caffè), boccia il progetto di polizia unica in discussione a fine mese in Gran consiglio. Prevale il disorientamento: da una parte c'è la nuova  Legge sulla collaborazione fra la polizia cantonale e le polizie cantonali (LCPol), che diventerà effettiva dal 1 settembre dopo decine e decine di convenzioni stipulate coi Comuni; dall'altra questo progetto di raggruppamento, che sa di 'contrordine'. Un balzo in avanti innescato da una mozione che ha diviso la stessa Legislazione. Lo scetticismo parte da sud. "Andrebbe innanzitutto chiarito che cosa si intende con 'polizia unica'. I modelli adottati in altri cantoni, penso a Berna, non hanno dato i risultati sperati - afferma il comandante della polizia comunale di Chiasso, Nicolas Poncini - . Insomma, il quadro generale del progetto non è per nulla definito". Le sole certezze, se vogliamo, sono i soldi investiti dai comuni per dotare di sedi funzionali e attrezzature moderne i propri agenti; e le sinergie che già esistono tra polizia cantonale e comunale a livello di rete radio (Polycom), come pure di formazione e istruzione continua: "Una forma di polizia unica è già in atto. Basterebbe coordinarla meglio", fa notare Poncini. A lasciar perplesso Dimitri Bossalini, comandante della polizia Vedeggio, è la tempistica: "Il Cantone col dipartimento delle Istituzioni ha delegato sempre più compiti ai Comuni, non da ultimo con la legge sull'ordine pubblico, ed è evidente che questi ultimi debbano avere una forza di sicurezza per gestire tali deleghe". Il comandante Bossalini è fiducioso che la politica darà "tempo alla nuova legge di realizzarsi. Poi tra due o tre anni si potranno valutare i risultati ottenuti. Noi operativi, non solo i Municipi, siamo convintissimi di riuscire a portare a termine questo progetto di collaborazione. I primi segnali sono positivi: la diminuzione di furti registrata nel cantone è sicuramente frutto anche della collaborazione di tutte le forze dell'ordine. Il nostro punto di forza sta nella vicinanza alla popolazione che è il nostro primo occhio sul territorio. Globalizzare significa allontanare". Tra i più critici, Silvano Stern, comandante della Polizia comunale di Locarno: "Quella della Polizia unica è una proposta campata in aria. Non c'è né tempistica, né pianificazione, né idea di costi. Inoltre la stessa polizia cantonale - aggiunge l'ufficiale - sta ritornando al vecchio sistema di gestione, che funzionava perfettamente, dopo aver constatato il flop della riorganizzazione. Comincino dunque col rimettere in ordine le cose e ci lascino lavorare".

Un Tira e molla poco serio

Scritto da Luca Pisoglio, Sindaco di Ascona e Tiziano Broggini, Capo Dicastero Sicurezza pubblica on .

Stemma AsconaAscona, dure critiche alla Polizia unica. Il sindaco: 'Se passerà, faremo lo sciopero dello zelo'.

Le autorità comunali non risparmiano attacchi al Cantone. Il capodicastero Tiziano Broggini:

‘Ci mettono i bastoni fra le ruote per un capriccio politico’.

 

Francamente ci cadono le braccia! Da anni lavoriamo con impegno, dispendio di soldi ed energie in vista dell’entrata in vigore della nuova Legge cantonale di Polizia (LcPol), prevista il prossimo primo settembre. Come ‘Comune polo’ stiamo affinando convenzioni e collaborazioni. Ora il Cantone se ne esce con la Polizia unica, che sarà presto discussa dal Gran Consiglio: cambiano le carte in tavola in un continuo tira e molla, decisamente poco serio. Se passerà la nuova proposta, noi faremo lo sciopero dello zelo». Il sindaco di Ascona Luca Pissoglio non le manda a dire. Giovedì sera, di fronte al Consiglio comunale (chiamato ad approvare la Convenzione di polizia con le Centovalli), ha aperto il libro. Prima della seduta il suo collega municipale Tiziano Broggini, capo del Dicastero sicurezza, ha incontrato i giornalisti per lanciare i suoi strali: «Sono contrario alla Polizia unica. Non è il momento: stiamo ancora lavorando per la riorganizzazione, con la regionalizzazione imposta dal Cantone, e già ci si prospettano nuovi e diversi scenari, per un capriccio politico. Sarebbe meglio attendere gli effetti della LcPol. Senza contare che, così facendo, ci mettono i bastoni fra le ruote nell’ambito delle convenzioni ancora da stipulare, in particolare con Losone. Ascona ha già sperimentato il Corpo misto, cantonale-comunale: si è rivelato un fallimento.

No a decisioni calate dall’alto

Scritto da Riccardo Calastri, Presidente Associazione Comuni Ticinesi on .

Riccardo CalastriNon ci saranno decisioni calate dall’alto o defezioni improvvise lungo la via. Perché Cantone e Comuni, riuniti ieri a Palazzo delle Orsoline per la seduta della Piattaforma di dialogo, hanno deciso di percorrere mano nella mano la strada che porta a ‘Ticino 2020’, la riforma che da qui ai prossimi cinque anni ridisegnerà i rapporti tra Bellinzona e gli enti locali. Lo hanno deciso e lo hanno messo nero su bianco nella ‘Lettera d’intenti’, corretta ieri e che verrà sottoscritta a breve. La novità più importante, come si evince da una nota stampa, è che “eventuali revisioni legislative che dovessero modificare flussi e competenze fra Cantone e Comuni saranno discusse preventivamente dalla Piattaforma”. «È una premessa fondamentale, su cui come Comuni abbiamo insistito, per portare avanti insieme la riforma ‘Ticino 2020’», sottolinea il presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi (Act). E a proposito di ‘decisioni calate dall’alto’ Riccardo Calastri porta l’esempio della polizia unica, sulla cui istituzione il Gran Consiglio si pronuncerà settimana prossima. «È chiaro che se il parlamento dovesse dire di sì alla creazione di una sola polizia in Ticino, quella premessa fondamentale sulla quale ho posto prima l’accento verrebbe meno e risulterebbe fortemente pregiudicata la prosecuzione dei lavori per concretizzare ‘Ticino 2020’: a quel punto ci si potrebbe chiedere se abbia ancora senso la Piattaforma di dialogo fra Cantone e Comuni, insomma potremmo metterci un crocione», rincara Calastri, ieri e oggi a Berna per l’assemblea dell’Associazione dei comuni svizzeri (il presidente dell’Act è membro del comitato).