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Benvenuti all'APCTi

La polizia di Lugano lancia una campagna di sensibilizzazione contro l’accattonaggio

Scritto da Corriere del Ticino - John Robbiani on .

La polizia di Lugano ha deciso di dare un giro di vite al fenomeno dell’accattonaggio e di farlo non solo sotto la spinta dalla «teoria delle finestre rotte» (il principio secondo cui la repressione dei piccoli reati urbani contribuisce a creare un clima di ordine e legalità che riduce il rischio di crimini più gravi) ma, soprattutto, facendo leva su questioni etiche.
Già perché, come sostenuto dal capodivisione Michele Bertini e dal comandante Roberto Torrente , dietro ai mendicanti si nascondono spesso organizzazioni criminali che costringono queste persone (per il 90% sono di nazionalità rumena) in uno stato di schiavitù, o semischiavitù, e che a fine giornata s’intascano quanto raccolto. «I due franchi che donate – ha per esempio sottolineato Bertini – vanno ad alimentare attività criminali che poi si ripercuotono sui cittadini». Organizzazioni che sfruttano le fasce più deboli: giovani, donne, disabili e – sempre più spesso – bambini. «Abbiamo constatato un aumento del 50% di minori intenti all’accattonaggio» ha per esempio confermato Torrente».

Relazione Presidenziale - Assemblea APCTi 2016

Scritto da Dimitri Bossalini - Presidente APCTi on .

Riforma epocale per una concreta polizia di prossimità

da 9 mesi è iniziato un cambiamento epocale per la sicurezza nel Canton Ticino. Non sono parole di circostanza ma è un dato di fatto ed ha ancora maggior valore se consideriamo gli ostacoli che si sono presentati sistematicamente per contrastare la realizzazione di questo progetto.

Penso in particolare all’ ultima decisione del GC del mese di giugno 2015 dove, dopo un lungo dibattito, il MG sulla proposta di studiare il concetto di polizia unica da concretizzare nel 2021, che sosteneva, di fatto, un’ennesima mozione del deputato Giorgio Galusero, è stato ritirato con l’obiettivo dichiarato di valutare uno scenario di polizia ticinese.
Per quanto mi riguarda, anzi per quanto riguarda il Comitato dell’ APCTi, questa riforma che prevede una chiara ripartizione dei compiti in ambito di sicurezza tra il Cantone e i Comuni è già, a tutti gli effetti, la riforma ideale di “polizia ticinese”.
Vi sono certamente delle possibilità di ottimizzazione, e di alcuni aspetti ne parlerò in seguito, ma la via tracciata è quella giusta e sono certo che potrà fungere da esempio per altri Cantoni, alcuni dei quali hanno concretizzato il concetto di polizia unica cantonale che ha già creato non pochi attriti tra i due livelli Istituzionali.

segnalare i radar mobili? Certi conducenti continuerebbero ad essere un pericolo per gli altri

Scritto da Andrea Manna, La Regione Ticino on .

Indicare la presenza anche dei radar mobili? «Avrebbe un effetto perverso – afferma perentorio Dimitri Bossalini –. Nel senso che l’automobilista o il motociclista indisciplinato continuerà ad andare a velocità sostenuta, ben al di sopra del limite consentito, perché tanto sa che ogni radar mobile è segnalato. Per cui in quel tratto ‘controllato’ di poche centinaia di metri rallenterà, dopodiché pigerà nuovamente sull’acceleratore. Questo conducente non verrà mai sanzionato e pertanto costituirà sempre un potenziale pericolo per la vita altrui». Contattato dalla ‘Regione’, il presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi (Apcti) boccia le proposte contenute nel rapporto uscito una decina di giorni fa dalla commissione parlamentare della Gestione. Redatto dal leghista Fabio Badasci sulla scorta della mozione (‘Radar mobili: più prevenzione, meno cassetta’) depositata nel 2014 dall’allora deputato dell’Udc al legislativo cantonale Marco Chiesa e dal popolare democratico Fiorenzo Dadò, il rapporto sarà discusso la prossima settimana dal plenum del Gran Consiglio. E tra le richieste avanzate dalla Gestione vi è appunto quella di “introdurre l’obbligo” sull’intero territorio ticinese di segnalare, come avviene già per i ‘fissi’, le postazioni di radar mobili: “200 metri prima”.